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  • di Luca Marinelli Brambilla

Demon’s Souls: il remake per Playstation 5 è un sogno che si avvera

A dieci anni dall’uscita originale di Demon’s Souls, Bluepoint Games ce lo restituisce

aggiornato sotto l’aspetto estetico. Bello come allora e con un importante significato

filologico.



Diciamoci la verità: il remake di Demon’s Souls per Playstation 5 è l’unico vero titolo next gen del momento. Non perché Spider-Man Miles Morales non sia eccellente (anzi in alcuni aspetti è ancora più d’impatto) ma perché semplicemente è l’unica esclusiva pensata e realizzata unicamente per la nuova generazione. C’è da stupirsi di come un gioco così di nicchia, almeno nella teoria, sia stato chiamato a trainare le vendite della nuova macchina Sony.


Il rinnovamento di Demon’s Souls è stato affidato ancora una volta a Bluepoint Games, e sarei disonesto a non dirvi che all’inizio avevo qualche preoccupazione visto il lavoro svolto su Shadow of the Colossus. Un lavoro tecnicamente impeccabile, ma dove si andava perdendo molta dell’atmosfera rarefatta del gioco originale. Demon’s Souls è in questo accostabile all’opera di Ueda: i limiti tecnici, l’essere “sporco” dell’originale, rendeva l’atmosfera unica e marcescente, contribuendo in parte nel pennellare il Regno di Boletaria in rovina.


Fortunatamente invece il remake di Demon’s Souls è uscito fuori più bello che mai, e riesce contemporaneamente ad essere un gioco ancora attualissimo e un ottimo punto di partenza per riflettere sulle evoluzioni del genere soulslike e sulla poetica di From Software e Myiazaki.


Bluepoint Games non ha infatti toccato niente, grafica a parte, del gioco originale: nessun nuovo bilanciamento, nessuna aggiunta narrativa, nessuna sesta arcipietra. Il gioco è sempre quello di dieci anni fa, con la magia decisamente troppo potente e le sue scorciatoie dovute a sviste di level design. Le uniche aggiunte sono una stanza con un’armatura e la possibilità di giocare con l’intero gioco specchiato: nulla che possa modificare nella sostanza il gioco originale.


Questo significa che chiunque conosca a menadito il gioco originale si troverà subito a casa e probabilmente non avrà nessun bonus se non la sontuosa veste grafica e la meraviglia dei 60 fps, benedetti in un gioco così votato all’azione. Per tutti gli altri invece, quelli che non hanno mai giocato a Demon’s Souls e quelli che semplicemente non lo ricordano, quest’opera di remake è un’ottima occasione per tornare alle origini con un gioco nella sostanza tanto diverso quanto simile alla serie Dark Souls.

Demon’s Souls, infatti, non aveva ancora la struttura a mondo interconnesso, ma si suddivideva in cinque livelli indipendenti tra loro. Nonostante una maggior linearità c’è già quel gusto per l’esplorazione tipica degli episodi successivi, così come è presente quell’impianto narrativo criptico e asciutto in grado di suscitare sentimenti forti e inaspettati nel giocatore.

Le diverse zone esistono peraltro in parallelo, non c’è una successione lineare, così da obbligare il giocatore a scegliere quale ordine seguire, quale zona abbandonare per tornarci successivamente e creando un sistema di esplorazione peculiare per il quale è utile battere zone solo per capirne il funzionamento e le caratteristiche, per poi decidere quale via è meglio seguire prima, quale è meglio lasciare per dopo e di cosa si ha bisogno per continuare l’avventura.


Il sistema di scorciatoie, cardine del level design delle aree, è ancora acerbo quando non totalmente assente, rendendo la navigazione tra un boss e l’altro spesso più complessa della boss fight stessa. Boss fight che, a loro volta, sono mediamente piuttosto lontane da quelle a cui siamo stati abituati dagli ultimi lavori di Miyazaki, ponendo quasi sempre al centro degli scontri gimmick che, una volta comprese, rendono le battaglie piuttosto semplici...



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